Sostenere che l’inizio di campionato per la Roma sia stato quanto meno turbolento sembra essere il minimo sindacale per indicare una situazione che più volte ha rischiato di esplodere senza avere cura delle conseguenze. Le ragioni della mezza rivoluzione in casa giallorosa hanno radici lontane, i problemi finanziari della società sono noti da anni, negli ultimi invece si sono inseguite voci di una imminente cessione a questo o quel compratore straniero, si è parlato di americani, di svizzeri, e chi più ne ha più ne metta, tanto da indurre la Consob, la Roma come società è infatti quotata in borsa, a vigilare sempre con maggiore attenzione, visti gli sbalzi di valutazione del titolo che per messi ha fatto su e giù come un ottovolante. Le voci, come si sa, non fanno mai bene alla squadra, ma neanche all’intero ambiente, a cominciare da quello del tifo giallorosso, già di partenza abbastanza fumantino. In ogni caso la disponibilità di fondi quasi nulla ha praticamente bloccato il mercato in entrata dei capitolini, eccettuando i nomi di qualche giovane promettente in maglia giallorosa non è arrivato nessun innesto importante, solo sul filo di lana, all’ultimo giorno di contrattazioni si è perfezionato il prestito di Burdisso dall’Inter. In uscita invece anche quest’anno è stato sacrificato un pezzo importante della rosa, Roberto Aquilani infatti è stato ceduto al Liverpool che di contro l’ha pagato quasi a peso d’oro investendo moltissimo sul centrocampista romano; diverso invece il discorso di Panucci e Montella che a fine contratto non stati riconfermati. A turbare ancora di più gli animi della tifoseria, già di pessimo umore per la campagna acquisti, ad inizio stagione sono arrivate due brutte sconfitte, quella a Genova 3-2 contro i rossoblu, e quella in casa con la Juventus per 1-3. A quel punto la situazione si è talmente tanto complicata che lo stesso Spallati, in accordo con la società, ha deciso di chiudere al sua lunga e brillante avventura sulla panchina giallorossa; al suo posto è arrivato il romano di Trastevere Claudio Ranieri.
A livello tecnico la squadra sta subendo quindi una trasformazione radicale: troppo particolare e attecchito ormai nella testa e nella gambe il credo tattico di Spalletti, che in pratica ha quasi inventato una maniera di stare in campo, per poter essere dimenticato così in fretta e passare al volere del nuovo mister Ranieri; si tratta di due modi di vedere il calcio quasi opposti, imprevedibile e agile quello del primo, più quadrato e roccioso quello proposto dall’ex allenatore bianconero. Sotto il profilo dei risultati al momento la squadra sembra aver fatto in fretta ad assimilare schemi e dettami tattici, vedi le belle vittorie con Siena e Fiorentina ma anche il pari per 3-3 ottenuto a Palermo mercoledì scorso; non sono tutte rose e fiori però perché troppo spesso la squadra pecca di cali di concentrazione, non sarebbero spiegabili altrimenti il tonfo di Basilea (2-0) in Europa League, o la sempre più preoccupante costante che vede la difesa della Roma essere bucata ad ogni incontro: sono già 11 i gol subiti dai giallorossi, più di 2 di media a partita, peggior reparto arretrato dell’intero campionato; si la Roma segna tanto, 11 gol, ma subisce troppo per una formazione del suo calibro.
Attualmente Ranieri sta disponendo la squadra secondo un 4-3-1-2, ma ha più volte fatto capire di voler cambiare ancora qualcosa in seno all’assetto tattico. Per la gara di domani al Massimino non saranno disponibili solamente i brasiliani Doni e Baptista, entrambi per acciacchi fisici, mentre a tabellino non risultato squalificati. La formazione dovrebbe essere la seguente: Julio Sergio in porta, Burdisso e Juan centrali con Riise e Motta sugli esterni, a centrocampo l’immancabile De Rossi coadiuvato da Taddei e Pizarro, in avanti Totti e Vucinic, per il ruolo di trequartista ‘anomalo’ al momento sembra in vantaggio Perrotta su Brighi.
